Quando il viaggio cambia
Ci sono giorni in cui tutto sembra procedere normalmente. Andiamo al lavoro, accompagniamo qualcuno, facciamo la spesa, organizziamo la nostra giornata. Da fuori non si vede nulla. Eppure, dentro di noi, quel passeggero continua a parlare. A volte prende la forma di una preoccupazione, altre volte di un dubbio, di una paura, di un pensiero che torna continuamente, o di quella sensazione difficile da spiegare che ci accompagna anche quando, apparentemente, va tutto bene.
La lotta silenziosa
La maggior parte delle persone non soffre solo per la presenza di quel passeggero. Soffre per il continuo tentativo di farlo sparire. Cerchiamo di ignorarlo, di controllarlo, di convincerlo ad andarsene, di non pensarci.
E spesso finiamo per dedicare a quella lotta più energia di quanta ne servirebbe per continuare il nostro viaggio.
Quando il passeggero prende troppo spazio
A volte quel passeggero è così presente che finiamo per modificare la nostra vita intorno a lui. Rimandiamo una telefonata, evitiamo una situazione, rinunciamo a un'opportunità, controlliamo tutto più volte, cerchiamo continuamente rassicurazioni. Oppure passiamo ore a cercare una risposta che ci faccia sentire finalmente tranquilli.
Per qualche minuto sembra funzionare. Poi il passeggero torna a parlare e chiede nuove conferme, nuovi controlli, nuove garanzie. Come se nulla fosse mai abbastanza.
Poco alla volta il problema non è più ciò che temiamo. Il problema diventa quanto spazio stiamo concedendo a quella paura nella nostra vita.
Tutti abbiamo un passeggero
Non esiste una vita completamente libera da pensieri difficili, dubbi o preoccupazioni:
- Chi sta affrontando una malattia
- Chi vive una separazione
- Chi deve prendere una decisione importante
- Chi si sente responsabile per qualcuno che ama
- Chi sta attraversando un cambiamento
Ognuno, prima o poi, incontra il proprio passeggero indesiderato. La differenza non sta nella sua presenza, ma nel rapporto che costruiamo con lui.
Possiamo passare il viaggio a combatterlo. Oppure possiamo riconoscere che è lì, senza permettergli di scegliere la strada al posto nostro.
Guidare nonostante la sua presenza
Forse il punto non è aspettare che il passeggero scenda dall'auto. Forse il punto è imparare a non lasciargli prendere il volante.
Possiamo continuare a fare ciò che è importante per noi anche quando alcune emozioni, alcuni pensieri o alcune paure sono ancora presenti. Non perché siano spariti, ma perché non sono più loro a decidere la direzione del viaggio.
Una possibilità diversa
A volte chiedere aiuto non significa eliminare ciò che proviamo. Significa imparare a guardarlo in modo diverso: con meno lotta, con meno paura, e con più spazio per continuare a vivere la propria vita nella direzione che conta davvero.
Perché alcuni passeggeri possono restare a bordo per un po'. Ma non per questo devono decidere la nostra destinazione.
Non devi affrontare il viaggio da solo
A volte passiamo così tanto tempo a cercare di gestire da soli ciò che proviamo da convincerci che sia l'unica strada possibile. Ci abituiamo a fare spazio agli altri, a essere forti, a trovare una soluzione, a tenere tutto sotto controllo. E quando qualcosa continua a pesare, spesso pensiamo di non stare facendo abbastanza.
Ma non sempre serve impegnarsi di più. A volte serve fermarsi e osservare ciò che sta accadendo con occhi diversi. Perché alcune difficoltà non nascono dalla presenza del passeggero. Nascono dalla fatica di trascinarlo da soli per troppo tempo.
Parlarne con qualcuno non significa essere deboli. Significa concedersi la possibilità di non affrontare tutto in solitudine, e qualche volta scoprire che il viaggio può diventare più leggero anche prima che il passeggero decida di scendere.
Se ti riconosci in queste parole, parlarne con un professionista può fare la differenza. Su Cerco Psicologi puoi cercare uno psicologo o psicoterapeuta vicino a te o online, leggere i profili e contattare il professionista più adatto per iniziare un percorso di sostegno e prenderti cura di te.
